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Rubrica: “Cose vecchie che diventano nuove” | Il bacio al cinema… e per strada!

Febbraio, il mese di San Valentino, ma dal mio punto di vista: perchè oggi un bacio è così normale al cinema e nella quotidianità e prima non lo era?

 

Chi l’ha detto che “nuovo” debba per forza essere un’invenzione? E se invece bastasse solo un modo diverso di  guardare?

Febbraio 2022

Ho sempre frequentato molto assiduamente i cinema, ma negli ultimi anni mi sono affezionata alle proiezioni pomeridiane. Per riuscire ad andarci mi tocca fare l’equilibrista tra impegni e imprevisti, eppure continuo a farlo con gioia, mi sembra di aprire una finestra nello spazio del quotidiano e mi rasserena avere il tempo di digerire le emozioni prima di andare a letto.

(Attenzione, Consiglio Non Richiesto: andate al cinema tutte le volte che potete! Il vostro divano e la vostra televisione sono la casa, regalatevi il viaggio)

Ieri alla fine del film mi sono fermata un attimo sulla porta, mi guardavo intorno e osservavo quanto le giornate si stiano finalmente allungando, quando la mia attenzione è stata catturata da una frase proveniente dal centro della piazza.

“Certo baciarsi al cinema sarebbe stato più bello” diceva una giovanissima e sorridente lei al suo lui, riposizionando la mascherina sul viso dopo uno schiocco sulle labbra.

Nella mia mente è partita immediatamente la colonna sonora di Nuovo Cinema Paradiso nella scena dei baci tagliati, e mi sono chiesta: come ha fatto il bacio a finire nelle maglie della censura e poi tornare ad essere il gesto naturale che è?

La nostra storia inizia nell’Ottocento, il secolo vittoriano delle buone maniere in cui addirittura vige il galateo dei baci, secondo cui in strada e in pubblico non ci si può baciare né sulla bocca né sulla guancia.

Nel 1893 in New Jersey, un signore di nome Thomas Edison (si, proprio quello) installa vicino ai suoi laboratori di West Orange  il primo studio cinematografico americano, il Black Maria, per girare brevi filmati per il suo kinetoscopio. E’ qui che qualche anno più tardi, nel 1896, William Heise gira per lui un cortometraggio dalla durata di 18 secondi, in cui viene rappresentato un bacio tra May Irwin e John C. Rice.

Nella scena  i due amanti inizialmente stanno parlando, si abbracciano e le labbra di lui si avvicinano tra la guancia e l’angolo della bocca di lei, poi sul finale si danno un candido bacio. Questa rappresentazione di pochissimi secondi è bastata a far gridare allo scandalo, la Chiesa Cattolica la definisce tanto scioccante e oscena da invocare l’intervento della censura.

La pressione sulle opere cinematografiche, tacciate di essere pervase da un eccessiva libertà di costumi, si fa tanto forte che le case di produzione americane, al fine di evitare successive censure e ottimizzare tempi e costi, creano appositi uffici in cui visionare tutte le sceneggiature. Nel 1930 entra in vigore il codice Hays, una serie di linee guida morali che fino al 1967 ha governato e limitato la cinematografia americana.

Registi e sceneggiatori non possono mettere in scena baci che durano oltre i tre metri di pellicola, quindi pochissimi secondi, cronometrati nel tempo e giudicati nell’intensità dai controllori della commissione Hays, sempre presenti sul set.

Nel 1946 il regista Alfred Hitchcock riesce però a boicottare e beffare brillantemente la scure della censura. Il film è Notorius-L’amante perduta  e loro sono Cary Grant e Ingrid Bergman che, nella famosa scena sul balcone della casa di Rio de Janeiro,  riescono a baciarsi per quasi 3 minuti. E’ il bacio più lungo della storia del cinema fino a quel momento, realizzato grazie al genio del regista che alterna i pochi secondi concessi per il bacio a conversazioni e scambi di sguardi.

E’ proprio l’atmosfera del cinematografo del secondo dopoguerra che ritroviamo nell’ultimo regalo che Alfredo fa a Totò: il montaggio di tutte le scene di baci da lui censurate dalle proiezioni del Cinema Paradiso, per conto di Don Adelfio, nel corso negli anni.

E’ da ricordare che sempre agli Edison Stidios si deve la produzione del film sperimentale Dickson Experimental Sound Film, datato 1895, in cui si vedono due uomini che ballano un valzer con un altro che suona assorto il violino, e che rappresentano la prima suggestione omoerotica reperibile in pellicola.

Ma questa è un’altra storia.

Arrivederci a marzo con una nuova storia… R.F.

Se non lo avete letto, qui potete trovare la storia di Gennaio

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