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Covid: oltre 73mila le imprese chiuse in un anno. 20mila non riapriranno mai più secondo l’Istat

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L’associazione di categoria TNI Italia e Ristoratori Toscana fanno i conti ad un anno dal primo lockdown con un comunicato stampa: “O si salva ora o mai più”

 

Sono 73mila le imprese chiuse nell’ultimo anno, di cui quasi 20mila, secondo i dati Istat, non riapriranno mai più. E’ un’emergenza economica e sociale, che colpisce duro sopratutto il mondo del turismo e della ristorazione. Su un totale di oltre 165mila aziende dei servizi di alloggio e ristorazione, che occupano 1,3 milioni di addetti, più di 17mila imprese hanno un fatturato pari a zero, quasi 56.500 registrano cali superiori al 50% rispetto al 2019, e oltre 57mila tra il 10 e il 50% in meno.

Ieri l’associazione TNI Italia, che rappresenta in Italia 40mila imprese del mondo Horeca (alberghi, ristorazione, bar e relativi fornitori) ha incontrato la presidente della commissione attività produttive alla Camera, Martina Nardi, per fare il punto della situazione. Presenti il presidente TNI Italia Pasquale Naccari, il vice presidente Raffaele Madeo e la coordinatrice Cristina Tagliamento.

“Dopo dodici giorni di presidio a oltranza, tra il 22 febbraio e il 1 marzo scorso, abbiamo deciso di tornare di nuovo a Roma per ribadire le nostre richieste alle istituzioni, tra cui l’introduzione di un voucher Covid per sostituire i lavoratori che sono in malattia o danno dimissioni volontarie e la sospensione della legge Bersani in modo da poter fare leva sui canoni di locazione. Abbiamo inoltre chiesto il blocco del sostituto d’imposta per il periodo emergenziale perché non siamo la banca dell’Inps”, afferma Pasquale Naccari, portavoce di TNI Italia e presidente di Ristoratori Toscana. “Le bozze del dl Sostegni, attualmente in circolazione, non ci soddisfano. Ci preoccupa, inoltre, – sottolinea Naccari – il fatto che il decreto slitti almeno di un’ulteriore settimana. Noi non possiamo più aspettare. Le nostre imprese stanno chiudendo, molti imprenditori sono sotto sfratto e rischiano di perdere tutto. I nostri dipendenti e le loro famiglie sono allo stremo, con una cassa integrazione che continua ad arrivare in ritardo”.

L’impatto dell’emergenza, anche dal punto di vista occupazionale, si farà sentire sopratutto sul mondo alberghiero. Secondo i dati del sistema Excelsior di Unioncamere, nel trimestre gennaio-marzo 2021 le assunzioni nel settore saranno il 52,2% in meno del primo trimestre 2020, che già scontava gli effetti dello scoppio della pandemia in Cina, con conseguente calo del turismo internazionale, e del successivo lockdown nazionale, scattato il 9 marzo dello scorso anno.

“A distanza di un anno, a livello nazionale si continua a parlare di chiusure e questa incertezza – aggiunge Naccari – rende impossibile agli imprenditori programmare qualsiasi cosa. I costi fissi sono diventati insostenibili e se gli indennizzi attesi con il decreto Sostegni saranno calcolati secondo le percentuali pubblicate sui media – in particolare la soglia massima è del 30%, per chi ha fatturato fino a 100mila euro nel 2019 – saranno del tutto insufficienti e non salveranno le nostre imprese”

 

Ufficio stampa TNI Italia

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