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Isola d’Elba: tre cetacei spiaggiati nel giro di pochi giorni

L’associazione Elbamare lancia un appello per sensibilizzare il comportamento e il rispetto verso i nostri mari

 

Dalla pagina Facebook dell’Associazione Elbamare:

 

“Tra giovedì 21 e lunedì 25 gennaio scorsi si sono verificati tre nuovi spiaggiamenti lungo le coste dell’isola d’Elba.
Si tratta di due stenelle e di un tursiope i cui rilievi sono già stati effettuati dall’Associazione Elbamare. Per gli esemplari di stenella si è provveduto al trasferimento delle carcasse all’Università di Siena per gli esami necroscopici, mentre per il tursiope è stato autorizzato lo smaltimento poichè si presentava in avanzato stato di decomposizione.
In poco più di un mese, solo all’Elba, sono otto i cetacei rinvenuti spiaggiati e questo numero così elevato in un breve periodo di tempo desta non poche preoccupazioni riguardo allo stato di salute della popolazione di stenelle e tursiopi presenti nel mare elbano, che, ricordiamo, si trova all’interno del Santuario dei Cetacei Pelagos.
Le cause di tali decessi sono ancora sconosciute, ma sono attualmente in corso gli accertamenti da parte di ARPAT Livorno, Univeristà di Siena e Istituto di Zooprofilassi Toscana Lazio della sede di Pisa.
Come associazione partner dell’Osservatorio Toscano per la Biodiveristà, i nostri volontari sono sempre pronti ad intervenire per ogni spiaggiamento, ma l’inusuale frequenza che si sta verificando in questo periodo è sconvolgente e vorremmo trovare un modo per proteggere questi animali che tutti noi amiamo.
In caso di un’epidemia sappiamo di non avere gli strumenti per azioni immediate e dobbiamo invece ricordare che ogni disastro ecologico, piccolo o grande che sia, è fortemente legato alle sconsiderate azioni dell’uomo. Proprio per evitare tutto ciò dobbiamo adottare immediatamente una serie di comportamenti tesi alla salvaguardia e al buon mantenimento del nostro pianeta.
Sono molte le influenze antropiche che vanno ad interferire con la vita degli animali marini e dei cetacei in particolare, per questo è importante rendersi conto che molti dei nostri comportamenti quotidiani si riflettono negativamente sull’ambiente che ci circonda, in particolare sul nostro mare.
Quando volgiamo lo sguardo verso il mare vediamo un’immensa distesa blu, che ci trasmette pace, armonia e serenità. Crediamo di trovarci al cospetto di un ambiente sano e incontaminato. Nella realtà il blu purtroppo è solo una coperta che troppo spesso viene utilizzata, alla stessa stregua del tappeto sotto cui nascondere ogni tipo di rifiuto, come racconta l’adagio “lontano dagli occhi lontano dal cuore”. I rifiuti di varia natura non si vedono sotto il tappeto ma continuano ad esistere e danneggiano irrimediabilmente il nostro pianeta. Basta spingerci nel blu profondo per ammirare meravigliosi fondali ricchi di biodiversità, ma sempre più spesso ci imbattiamo, durante le nostre immersioni in vere e proprie discariche sommerse dove le correnti sottomarine tendono ad accumulare rifiuti provenienti da ogni luogo.
Questi rifiuti sono per lo più composti da materie plastiche, come sacchetti e stoviglie usa e getta che finiscono per essere scambiati per cibo dai cetacei e dalle tartarughe marine, da materiali per la pesca come reti e lenze abbandonate dove gli animali marini possono restare intrappolati e andare incontro a morte certa. Non possiamo dimenticare inoltre le ormai famose microplastiche, che si formano dal disgregamento dei rifiuti più grandi, le quali vengono ingerite accidentalmente dai pesci e quindi arrivano sulle nostre tavole.
Purtroppo l’inquinamento del mare non si limita alla presenza dei rifiuti solidi. C’è anche un altro tipo di inquinamento che non è visibile ai nostri occhi e per questo è ancora più insidioso. Si tratta delle sostanze che avvelenano lentamente fino alla morte gli animali marini ma anche l’uomo. Si tratta delle concentrazioni di pesticidi, diserbanti e altre sostanze chimiche di cui abusiamo quotidianamente e che col dilavamento finiscono in mare. Il recupero e lo studio di questi esemplari morti ci mette di fronte alle tante forme di inquinamento che l’uomo continua a usare senza logica minando alla salute globale. Biologi ed ecologi da anni conducono importanti studi sull’accumulo nei tessuti dei cetacei di questi prodotti chimici come DDT e glifosato e altre sostanze bandite da alcuni paesi ma consentite in altri. Dobbiamo diventare cittadini consapevoli fin dall’acquisto di ciò che poi ributteremo nella nostra unica grande casa. Perché quando il tutto finisce nel terreno e in mare, toglierli è pressoché impossibile.
Per questa serie di motivi ci rivolgiamo a tutti voi per sensibilizzarvi ad adottare delle buone pratiche che consentiranno una maggiore salvaguardia del nostro ecosistema. Dei semplici atti di buona volontà che tutti possiamo intraprendere e che ci renderanno orgogliosi di aver compiuto un gesto seppur piccolo una volta sommato a quello di tutte le altre persone, darà un grande risultato.

 

Se anche tu ami il mare ricordati di:
– Non disperdere rifiuti nell’ambiente, è importante differenziare e riciclare i rifiuti che produciamo;
– Raccogliere i rifiuti che trovi durante una passeggiata in spiaggia o in un sentiero nel bosco;
– Utilizzare prodotti ecosostenibili

 

…e soprattutto dai il buon esempio! Tutti possiamo contribuire alla salvaguardia del nostro mare”
 
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